La Sindone di Torino

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Martedý 23 Gennaio 2018
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La Storia della Sindone

Sarebbe molto facile identificare il Sacro Lino con il Telo che contenne il Corpo di Gesù Cristo dopo la crocifissione.

E' anche vero che, che è il solo punto di partenza che ci permette di iniziare un discorso che comprende due concetti antitetici, Scienza e Fede, accomunati da un filo, sottile, la Storia, che, come il Sacro Lino, tesse una trama degna del più grande dei registi di film gialli.

La Sindone non ha una "data certa" di inizio, abbiamo solo i Vangeli che sono un buon punto di partenza.

 

I Vangeli

Marco 15.46:" Egli [Giuseppe D'Arimatea] comprato un lenzuolo, lo calò [riferito a Gesù] giù dalla croce e avvoltolo in un lenzuolo lo depose in un sepolcro scavato nella roccia "

Quindi un primo elemento di comparazione è quello narrato nel Vangelo di Marco .


Sepoltura del Cristo

A questo punto passati i tre giorni - Egli resuscitò dai morti -:

Luca 24.12: " Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo il lino " (dal greco "othonia" che può essere interpretato come sia come bende, che come lini. In questo caso come lino)

Anche Luca, nel suo Vangelo, fa riferimento al lino (la Sindone?) che avvolgeva il corpo di Cristo. Ma è ancora nel Vangelo di Giovanni che troviamo dei riferimenti al Sudario di Gesù:

Giovanni 20.4: " Correvano insieme tutti e due ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi vide il lino per terra ma non entrò. Giunse anche Simon Pietro ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra ed il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con il lino ma in un luogo a parte e ben piegato. "

Comparando i vangeli canonici con quelli Apocrifi, notiamo nel Vangelo degli Ebrei , scritto nel II secolo la seguente citazione: " Ora il Signore, dopo aver dato la Sindone al servo del sacerdote, apparve a Giacomo ".

 

Il Viaggio della Sindone

Da Gerusalemme ad Edessa

Fin qui abbiamo analizzato le testimonianze riportate nei Vangeli, che davano la presenza di quel lino che possiamo identificare con la Sindone a Gerusalemme.

Dopo un periodo di persecuzioni e tregue da parte degli imperatori Romani, vi fu la fuga in massa dei discepoli di Cristo. Alcuni di questi si recarono ad Edessa, portando con loro alcune delle reliquie (che vi sia tra questi, oltre la Sindone, anche il mitico Graal, la coppa in cui, seconda la tradizione, Gesù bevve "nell'ultima cena"?)

Procopio di Cesarea, uno storico del VI secolo, nell'opera Degli edifici di Costantinopoli , parla di una catastrofica inondazione del fiume Daisan che ad Edessa (nel 525) distrusse molti edifici pubblici e chiese. Tra gli edifici che fece ricostruire Giustiniano I, vi fu anche la cattedrale della Divina Sapienza (Haghia Sophia), nella quale in un'apposita cappella fu inserita l'immagine Acheropita , cioè non fatta da mano d'uomo (anche in questo caso, è il Telo Sindonico?).

Si tramanda che durante l'assedio di Edessa del 544, fu trovato murato una stoffa con l'immagine Acheropita di Cristo al di sopra di una porta della città.


Ritrovamento dell'immagine Acheropita

In quello stesso periodo incominciò a circolare una particlare immagine del Cristo Glorioso denominato Pantocrator (Creatore del Cosmo) il cui volto rassomiglia in modo impressionante al volto dell'uomo della Sindone. Uno specialiasta dell'F.B.I. ha stimato più di 250 punti di rassomiglianza tra il Cristo Pantocrator ed il volto dell'uomo della Sindone. Secondo i protocolli F.B.I. bastano 60 punti di somiglianza tra un ritratto e la foto del personaggio cui il ritratto fa riferimento per sostenere che si parla della stessa persona.


Cristo Pantocrator

 

Da Edessa a Costantinopoli

Nel 944 i bizantini attaccarono il sultano di Edessa per impadronirsi del Mandylion (grecizzazione del termine arabo " Mandil " che vuol dire panno) e portarlo a Costantinopoli.
Qui nel giorno dell'Assunta (15 agosto del 944 d.C.), l'immagine miracolosa (da intendere nel termine acheropita), venne trasportata nel Nord della città nella chiesa di Santa Maria delle Blacherne, dove l'Imperatore Romano I Lecapeno con la sua famiglia la venerarono.

Dell'immagine edessina a Costantinopoli, possediamo anche una miniatura del XIII secolo tratta dalla cronaca di Giovanni Skylitzés che riproduce l'imperatore Romano I Lecapeno nell'atto di baciare devotamente il santo Mandylion (cioè la Sindone, che potremo interpretare come il Volto di Cristo).
L'immagine (riportata qui sotto) sembra uscire dal panno. Questo è ripiegato su se stesso in più strati, è in parte in mano ad un dignitario ed in parte in mano all'imperatore.


Miniatura del XIII secolo

 

Da Costantinopoli a Lirey

Di certo sappiamo da varie testimonianze che la Sydonie (termine usato da Robert le Clary, cronista della IV Crociata che in" La conquista di Costantinopoli " afferma che in quella città veniva adorato un telo chiamato Sydonie ) rimane a Costantinopoli sicuramente prima dell'arrivo dei Templari (ordine monastico cavalleresco eliminato per ordine di Filippo il Bello nel 1307, con l'accusa di eresia).

A questo punto, dal 1204 al 1353, la Sindone scompare!

Che fine a fatto la Sydonie o Sindone?

L 'unica cosa che possiamo fare sono congetture sulla base di quello che abbiamo come dati più o meno certi.

Pare, che un crociato dell'armata veneziana, un certo Othon De la Roche , avesse trafugato la reliquia dalla chiesa imperiale della Vergine di Blacherne (ultima tappa dopo la venerazione di Romano I Lecapeno alla chiesa di Santa Maria delle Blacherne), ed essendo imparentato con una potente famiglia Templare, gli Cherny , la Sacra Reliquia passò in mano a loro.

Nel rogo del 1314 , oltre a bruciare il Gran Maestro Templare, Jacques De Molay , fu giustiziato anche il Gran Precettore di Normandia Goffredo de Cherny .

Tra il 1314 ed il 1353 il telo Sindonico, è rimasto molto probabilemente in un baule o comunque nascoscosto ad occhi indiscreti.

La Sindone riapparve nel 1353 ad opera di un discendente ed omonimo di Goffredo de Cherny, cavaliere crociato e signore delle terre di Lirey (diocesi di Troyes, nonché importante commenda Templare).
Goffredo fece costruire a Lirey una chiesa per ospitare la Sindone, come testimonia una lettera del 1389 e firmata dal vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, nella quale afferma che la Sindone era sta esposta al pubblico intorno al 1355.

 

Da Lirey a Chambéry

Ad Humbert, Conte De la Roche (discendente di Othon che trafugò la Sacra Reliquia a Costantinopoli), andò in sposa Marguerite, nipote di Goffredo di Cherny. Per mezzo di questo matrimonio, Humbert divenne signore di Lirey.
Maurgerite, poi, rimasta vedova nel 1443, donò il telo Sindonico alla moglie di Ludovico di Savoia, Anna di Lusignano (il 22 marzo 1453) che lo fece porre nella Cappella Santa del castello di Chambéry dove resterà conservata dal 1502 fino al 1578.
Da 1453 al 1506 la reliquia rimase proprietà privata di Casa Savoia.

Nel 1506 Papa Giulio II approvò la messa e l'ufficio della Sindone, fissandone la festa al 4 maggio

 

L'incendio di Chambéry ed il trasloco a Torino

Non si conosce la dinamica dell'incendio della Santa Cappella del castello di Chambéry (che avvenne la notte tra il 3 e 4 dicembre del 1532), certo è che il Sacro Lino, che, molto probabilmente (ma questa è una mia personale congettura relativa a studi recenti sul test del radiocarbonio 14) era già sopravvissuto ad un altro incendio (molto probabilmente o durante l'assedio della città di Edessa o di Costantinopoli), stava per andare distrutta per sempre. Fu grazie Filippo Lambert, consigliere del Duca di Savoia ed al fabbro Guglielmo Pussod, che riuscirono a salvare il Sacro Telo.

La Sindone fu poi portata al Convento delle Clarisse Santa Chiara, con una solenne processione.
Le Clarisse, avvertite preventivamente di ciò che era successo durante la notte, ebbero il tempo di trovare i rammendi necessari alle riparazioni (c'è da notare che non ci è stato tramandato il nome delle Clarisse che hanno riparato il Sacro Lino).

Il Lino, poi, per motivi bellici, nel 1535, fu trasferito a Torino, e successivamente a Vercelli, Milano, Nizza, di nuovo a Vercelli, per poi ritornare a Chambéry.

 

Dal 1578 ai giorni d'oggi

Nel 1578, San Carlo Borromeo, voleva andare a venerare la Sindone a Chambéry. Il Duca Emanuele Filiberto di Savoia fece trasferire il Lenzuolo a Torino, dove rimase da allora.


Ostensione del 1578 a Torino


Fu nel 1694 che il Lino, trovò sistemazione definitva nella Cappella disegnata da Guarino Guarini.

Fino all'ostensione del 1898, della Sindone si pensava di aver detto tutto, sull'immagine Acheropita, che mostrava con estremo realismo i segni delle percosse subite dall'uomo della Sindone che ricordano quelle patite da Gesù Cristo (o, facendo un atto di presunzione storica senza riscontro, le sevizie patite dallo stesso Gesù).

La prima immagine fotografica risale al 25 - 28 maggio 1898, fu scattata dall'Avv. Secondo Pia, sotto autorizzazione del Re d'Italia Umberto I di Savoia.
Ciò che vide l'Avv. Pia, fu un qualcosa che lo sconvolse. L'immagine Acheropita, mostrava per la prima volta dopo quasi 2000 anni il suo volto nitido:


Volto Sindonico

Negativo fotografico

Questa sensazionale scoperta ha aperto una nuova stagione di ricerca.

Dopo l'incedio della Cappella del Guarini, del 1997, dove il Lino fu salvato miracolosamente, dal Vigile del Fuoco Mario Trematore, la Sindone è rinchiusa in un sarcofago antincendio (prodotta dalla Alenia) dove il Telo Sindonico si trova steso in un ambiete riempito di gas inerte a clima costante.


Il presunto percorso della Sindone di Torino

 

 

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